Qualche spunto introduttivo su educazione ambientale / educazione alla sostenibilita'
Potrebbe essere utile condividere alcune
considerazioni sull'educazione ambientale per fissare un punto di partenza
(naturalmente aggiornabile e modificabile) per tentare di definire una griglia
operativa (per quanto elastica!) che amalgami i lavori di gruppo.
Un progetto di educazione ambientale è
innanzitutto un progetto.
La forza motrice di un progetto è la capacità
di immaginare la trasformazione, creando un ponte tra presente e futuro. In
linea di massima un progetto si compone di alcune parti (il cui ordine può
essere modificato): a) individuazione di un problema/un'opportunità all'interno
di un contesto definito; b) individuazione del cambiamento che si intendere
produrre con il progetto; c) verifica delle risorse (tempo, competenze,
collaborazione, strumenti, finanziamenti) disponibili e conseguente
rimodulazione del progetto rispetto alle risorse effettivamente a disposizione;
d) delimitare la tempistica a disposizione; e) verifica dei risultati.
Nonostante questa struttura non dobbiamo dimenticare che, come ha scritto
Luhmann, “la realtà sfugge sempre alla pianificazione” e che, come ripeteva
Cavour parlando dei buoni politici, dobbiamo essere sempre consapevoli di
trovarci davanti alla storia, una grande improvvisatrice, che scartabella i
nostri disegni e le nostre più dettagliate ipotesi.
Accanto al progetto c'è il metodo, che Bruno
Munari (Da cosa nasce cosa) definisce in questo modo: “Il metodo
altro non è che una serie di operazioni necessarie,disposte in ordine logico
dettate dall'esperienza. Il suo scopo è quello di giungere al massimo risultato
col minimo sforzo”.
In fondo, basta aprire un libro di ricette:
qualunque libro di cucina è un libro di metodologia progettuale!
La scuola nel mondo di oggi.
Il tradizionale mandato sociale della scuola
era l'alfabetizzazione culturale (imparare a leggere, a scrivere e a far di
conto). Oggi non basta più: la scuola deve insegnare a organizzare le
conoscenze, a gestirle rispetto a scopi e valori, a promuovere forme di
cittadinanza attiva. Proponiamo l'educazione ambientale non come una materia in
più o come una serie di lezioni sganciate dal resto, ma piuttosto come un
diverso modo di approcciarsi alla realtà, trasversale a tutte le discipline.
Nella progettazione partecipata, intesa come processo, il ruolo dell'insegnante
cambia radicalmente rispetto al passato: non ha più senso la divisione tra
pensare e agire (tra chi pensa e chi agisce): le situazioni progettuali sono
situazioni in cui gli attori coinvolti posso modificare di volta in volta il
loro ruolo all'interno del gruppo (l'insegnante può imparare da un ragazzo che
maneggia con efficacia nuove tecnologie).
La scuola di oggi deve sviluppare nei
bambini/ragazzi qualità e competenze che riguardano: a) capacità di affrontare
e analizzare problemi; b) capacità di compiere scelte in situazione di
incertezza e affrontare problemi a soluzione aperta; c) capacità di argomentare
le proprie idee per “pensare assieme”; d) capacità di affrontare il conflitto
in termini negoziali; e) capacità di esplorare punti di vista diversi.
Educazione & ambiente. L'educazione
ambientale è un viaggio alla scoperta di relazioni, alla scoperta a come
“pensare per relazioni”. Il rapporo tra educazione & ambiente può essere di
tre tipi: a) educazione dell'ambiente; b) educazione nell'ambiente; c)
educazione per l'ambiente.
La conoscenza come processo dinamico e
generativo.La conoscenza non consiste in un processo lineare di addizione
passiva, ma piuttosto in un processo di “assimilazione e accomodamento” (cfr,
Piaget e il costruttivismo) alle strutture concettuali.
L'approccio sistemico e le competenze
trasversali.
L'approccio sistemico non è riducibile a una
serie di operazioni mentali predefinite per ogni contesto, perché è un
atteggiamento mentale di disponibilità ad entrare in relazione con l'ambiente e
a coglierne le relazioni; è l'accettazione della complessità come la dimensione
più adeguata per affrontare l'ambiente. Ridurre la complessità agli “elementi
fondamentali” preclude la possibilità di vedere l'importanza delle relazioni, e
cogliere le relazioni è una competenza trasversale. Si deve rinunciare a
qualunque impostazione di tipo addestrativo , che riesce soltanto a creare
nuove abitudini e una mentalità esecutiva (cfr. cane di Pavlov). “Il vero
viaggio di ricerca non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi
occhi” (Marcel Proust).
Dalla parte dei ragazzi: “nell'ambiente ci sto
dentro”. Quando facciamo educazione dobbiamo essere attenti a: a) scegliere
argomenti e strumenti “gestibili” dai ragazzi; b) promuovere innovazioni
educative in contesti capaci di favorire relazioni; c) abituare i ragazzi a
trovare dentro di sé risonanze rispetto a quanto accade nel gruppo: riconoscere
problemi vuol dire riconoscere se stessi in relazione a quello che ci circonda;
d) suggerire che essere insieme per fare qualcosa è diverso dal fare qualcosa
insieme; e) utilizzare il percorso progettuale come occasione per promuovere
competenze-in-azione.
Per questo non è sufficiente che un aspetto
della realtà sia riconosciuto come problema sociale/ambientale, occorre farsene
carico, vedere se stessi in rapporto a quel problema. Le classi devono dare un
contributo reale e occorre farle partecipi dell'importanza del loro intervento:
dalla percezione del problema al cambiamento corportamentale, sottolineando il
“valore generativo” di ciò che fanno. Sarebbe inoltre opportuno che la classe
sia coinvolta anche nella “sostenibilità di progetto”.
L'insegnante riflessivo.
In un apprendimento tradizionale ogni
disciplina è chiusa in un proprio percorso predeterminato. In un progetto a
soluzione aperta sono invece possibili diverse soluzioni. In quest'ultimo
l'insegnante deve coltivare alcune competenze. a) assertività come pratica
negoziale; b) porsi nella logica dell'insegnante-ricercatore; c) promuovere il
lavoro cooperativo (per sviluppare capacità integrative, relazionali e
negoziali: “vale la pena di rinunciare a qualcosa di sé per fare insieme ad
altri qualcosa, a patto che la meta sia davvero condivisa”); d) la
ricerca-azione (ricerca orientata a costruire conoscenza nell'azione, mediante
l'azione e per l'azione).
La meta-cognizione si produce sempre da uno
spiazzamento rispetto alle routines consolidate e agli schemi culturali:
prevedere aiuta a vedere (cfr. Jean Guitton, Il lavoro intellettuale).
Il ruolo del conduttore: costruzione e
ricostruzione di senso rispetto a quello di cui ci si occupa e del modo in cui
lo si fa. Il conduttore che pensa aiuta il gruppo a pensare.
Un insegnante-ricercatore: “coloro cui sfugge
completamente l'idea che è possibile avere torto, non possono imparare nulla se
non la tecnica” (G. Bateson)
Un rapporto organico scuola/territorio è essenziale per
un'efficace a educazione ambientale perché: a) è il luogo in cui si incontrano
i fenomeni nella loro complessità; b) costringe ad uscire dalle semplificazioni
e dagli schemi scolastici; c) nel territorio in cui si produce il fenomeno
studiato, sono reperibili dati, fonti,linguaggi,esperti, testimoni,speri... d)
il territorio fornisce alla scuola il plusvalore educativo dato dal potersi
occupare di questioni reali e importanti, che riguardano direttamente i ragazzi
(apprendimento di contesto).